LA MASTOPLASTICA ADDITIVA SECONDARIA: PERCHÉ SI RICORRE AD UN SECONDO INTERVENTO?

LA MASTOPLASTICA ADDITIVA SECONDARIA: PERCHÉ SI RICORRE AD UN SECONDO INTERVENTO?

Tutti conoscono la mastoplastica additiva, l’intervento amato dalle donne che desiderano ottenere il perfetto décolleté, assolutamente naturale e armonico. Ma quando si parla di mastoplastica secondaria a cosa si fa riferimento?

Come indica la parola stessa, si tratta proprio di un secondo intervento; una seconda procedura chirurgica per il seno che mira a correggere i risultati non soddisfacenti o innaturali di precedenti interventi estetici.

Ma non solo. L’operazione è anche eseguita per la sostituzione di protesi mammarie danneggiate o per rimediare ad una contrattura capsulare generata dal primo intervento di mastoplastica additiva. L’obiettivo è però solo uno: rimediare ad un danno estetico e talvolta anche funzionale.

SI ALLA CHIRURGIA ESTETICA, NO AGLI INTERVENTI LOW COST

A volte una mastoplastica additiva dai risultati spiacevoli è solo questione di sfortuna, o meglio di reazione del nostro organismo all’intervento a cui ci si è sottoposti. In altri casi però è la tecnica, il chirurgo e forse una scelta low cost a determinare la buona o cattiva riuscita della mastoplastica.

Quando infatti si tratta di chirurgia plastica estetica, è facile farsi attrarre dalle super offerte sponsorizzate soprattutto sui social ma una scelta economica porta con sé, a volte, delle conseguenze.
Il risparmio non è quasi mai un guadagno e a dimostrarlo sono gli ormai frequenti secondi interventi chirurgici riparatori dei danni precedentemente arrecati da chirurghi low cost.

È il caso della mastoplastica additiva secondaria! L’intervento infatti è spesso eseguito per rimediare a danni estetici e non solo dettati da complicanze di varia natura subentrate a seguito della prima mastoplastica. Può trattarsi di un intervento per correggere una contrattura capsulare, rimediare ad uno slittamento delle protesi o una sostituzione delle stesse a causa di improvvisi danni dell’impianto mammario.

L’obiettivo della mastoplastica additiva secondaria resta lo stesso: rimodellamento e volumizzazione di un seno ma, questa volta, già operato e questo rende l’intervento nettamente più complesso.

UNA MASTOPLASTICA PIÙ COMPLESSA?

L’intervento di mastoplastica additiva secondaria è, di fatto, una procedura più complessa rispetto ad una tradizionale mastoplastica. Il motivo? Il tessuto già sottoposto a procedure chirurgiche può presentarsi più “duro” e difficile da trattare data la presenza di cicatrici. Inoltre la pelle potrebbe risentire dello stress di un secondo intervento.

Per questo è essenziale sottoporsi ad una accurata visita presso un professionista della chirurgia mammaria. Una attenta anamnesi permetterà infatti di stabilire come procedere per rimediare al danno subito dalla prima mastoplastica.  Ma passiamo alla pratica. L’anestesia eseguita è quella generale ma, in casi specifici, non si esclude il ricorso ad una locale con sedazione.

Ad aspettarci è una lunga operazione che può richiedere due ore o anche più e può prolungarsi data la più delicata condizione del seno, già precedentemente sottoposto a una procedura chirurgica. Le tecniche operatorie poi possono essere diverse. Soprattutto nei casi di contrattura capsulare, ad esempio, oltre a rimediare alla stessa, il chirurgo dovrà eseguire anche una rimozione del tessuto cicatriziale creatosi e di quello danneggiato. O ancora: in caso di sostituzione di un impianto da più grande a più piccolo la procedura potrebbe richiedere la rimozione di parte del tessuto cutaneo e non solo per rimediare ad una eventuale perdita di tonicità della pelle.

Nei casi più gravi inoltre, per ottimizzare il risultato finale di un intervento di mastoplastica additiva secondaria può rendersi necessario ricorrere a tecniche operatorie di mastopessi o mastoplastica riduttiva. A seconda delle condizioni estetiche del seno della paziente, il chirurgo valuterà quale tecnica operatoria è più opportuno associare alla mastoplastica additiva secondaria.

Terminato l’intervento, è tempo di medicare. Sui capezzoli si dispongono delle garze bloccate da cerotti elastici seguite da una fascia esterna disposta intorno al busto che ha lo scopo di comprimere il seno e preservarlo da eventuali traumi.

L’ATTESA DI UN RISULTATO NATURALE

L’attesa è lunga ma il risultato è garantito. Sarà infatti necessario attendere diversi mesi prima di poter constatare la buona riuscita della nostra mastoplastica secondaria.

Per un po’ di tempo, potrebbero risultare evidenti gli esiti cicatriziali e il seno potrebbe presentarsi gonfio: la guarigione sarà lenta ma restare a riposo ed evitare di sollecitare eccessivamente il seno, aiuterà quest’ultimo a riscoprirsi nuovamente bello e del volume e della forma tanto desiderati.